L'UE sostiene una riduzione del 90% delle emissioni entro il 2040 con un uso limitato dei crediti di carbonio
• Il Parlamento approva una riduzione delle emissioni del 90 percento entro il 2040, con un massimo del 5 percento coperto tramite crediti di carbonio esteri.
• L'obiettivo non è all'altezza dei pareri scientifici per un percorso allineato a 1.5°C, ma posiziona l'UE in vantaggio rispetto alle altre principali economie.
• L'approvazione prepara il terreno per i negoziati sull'attuazione in un contesto di pressione geopolitica, preoccupazioni sulla competitività industriale e aumento della spesa per la difesa.
Bruxelles traccia la rotta verso una linea climatica più rigida per il 2040
Il Parlamento europeo ha approvato un obiettivo giuridicamente vincolante per ridurre le emissioni di gas serra del 90% entro il 2040, sancisce l'adozione della direttiva climatica più importante dell'Unione per il prossimo decennio e definisce la posizione negoziale dell'Europa nella diplomazia climatica globale. L'approvazione conferisce ai negoziatori dell'UE un mandato in vista della COP30, evitando l'illusione di arrivare senza una traiettoria aggiornata verso l'obiettivo di neutralità climatica entro il 2050.
Il piano è stato approvato con 379 voti favorevoli, 248 contrari e 10 astensioni, dopo mesi di tensioni politiche e un compromesso tardivo che consente agli Stati membri di raggiungere fino al 5% dell'obiettivo attraverso crediti di carbonio esteri. Questa concessione allevia la pressione su alcuni settori, ma riduce i tagli richiesti alle emissioni industriali nazionali all'85% rispetto ai livelli del 1990.
Consulenza scientifica, realtà politiche e un compromesso ristretto
Il comitato scientifico consultivo dell'UE aveva sollecitato una riduzione minima del 90% delle emissioni interne, senza compensazioni, per mantenere l'Unione allineata al percorso di 1.5°C. L'accordo finale lascia l'UE lontana da tale obiettivo, ma rimane significativamente più ambizioso degli impegni della maggior parte delle principali economie, inclusa la Cina, i cui impegni attuali non sono all'altezza delle drastiche riduzioni previste per la metà del secolo.
Il compromesso riflette le correnti politiche contrastanti che stanno plasmando la politica climatica europea nel 2024. I governi hanno dovuto far fronte alle pressioni sulla sicurezza energetica, agli elevati costi dei fattori di produzione industriali e all'intensificarsi dei rischi geopolitici, tra cui l'aumento dei bilanci della difesa e le tensioni commerciali legate ai dazi statunitensi. Alcune capitali hanno insistito molto per una maggiore flessibilità, sostenendo che le industrie non avrebbero potuto assorbire riduzioni più consistenti senza compromettere la competitività o aumentare la domanda di sussidi.
Il Parlamento ha anche respinto un tentativo del gruppo di estrema destra Patriots for Europe di abolire del tutto l'obiettivo del 2040, una mossa che avrebbe ribaltato più di un decennio di legislazione dell'UE sul clima e indebolito la posizione dell'Unione nei colloqui internazionali sul clima.
I crediti di carbonio entrano nel quadro normativo sotto stretto controllo
L'inclusione dei crediti di carbonio nell'architettura 2040 offre agli Stati membri uno strumento aggiuntivo, ma introduce una nuova sfida di governance. I crediti sono stati criticati per le metodologie incoerenti e il limitato impatto reale. Per affrontare le problematiche relative alla qualità, la Commissione si è impegnata a stabilire criteri rigorosi che ne disciplinino l'addizionalità, la permanenza e la verifica.
Per investitori e aziende, l'inclusione dei crediti amplia l'opzionalità delle strategie di conformità, ma aumenterà l'importanza dei quadri di tracciabilità e garanzia. Gli operatori di mercato monitoreranno attentamente l'allineamento con il Quadro di Certificazione dell'UE per la Rimozione del Carbonio e la chiarezza su come l'utilizzo dei crediti interagisca con il Sistema di Scambio di Emissioni dell'Unione.
Cosa dovrebbero monitorare i dirigenti e gli investitori in futuro
La fase successiva prevede negoziati tra il Parlamento e i governi dell'UE sui percorsi settoriali necessari per raggiungere l'obiettivo. Questi colloqui determineranno la distribuzione degli sforzi tra produzione di energia, produzione manifatturiera, trasporti, edilizia e agricoltura. Influenzeranno anche i segnali di allocazione degli investimenti, soprattutto perché l'Europa soppesa la competitività industriale con gli impegni di decarbonizzazione.
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Per i dirigenti C-suite, tre elementi sono particolarmente importanti.
In primo luogo, la stabilità normativa. L'obiettivo dell'UE per il 2040, una volta finalizzato, definirà le aspettative per i piani di transizione aziendale, definendo l'informativa ai sensi della Direttiva sulla rendicontazione della sostenibilità aziendale e orientando gli investimenti in conto capitale a lungo termine.
In secondo luogo, la struttura del mercato. Il grado in cui i decisori politici rafforzeranno o ammorbidiranno le regole dell'ETS determinerà l'andamento dei prezzi del carbonio, influenzando le decisioni di investimento nei settori dell'acciaio, del cemento, dell'aviazione, del trasporto marittimo e dei prodotti chimici.
Terzo, l'allineamento geopolitico. Mentre l'Europa aumenta la spesa per la difesa e risponde alle tariffe doganali e alla corsa ai sussidi a livello globale, la politica climatica potrebbe subire una rinnovata pressione da parte delle industrie nazionali in cerca di protezione o di sostegno transitorio.
Un indicatore globale mentre la politica climatica si inasprisce
La mossa dell'UE lancia un messaggio in vista della COP30: nonostante le tensioni interne, l'Unione rimane impegnata a ridurre drasticamente le emissioni, nonostante la crescente frammentazione della politica globale. La versione definitiva della legislazione rivelerà se l'Europa riuscirà a bilanciare le difficoltà economiche con una governance climatica a lungo termine e se riuscirà a mantenere il suo ruolo di normatore nella politica ambientale globale.
Per gli investitori internazionali e gli analisti politici, la decisione offre sia chiarezza che complessità: una traiettoria più solida a lungo termine associata a nuovi interrogativi sul finanziamento, sulla transizione industriale e sulla credibilità dei meccanismi di credito del carbonio.
L'UE entra ora nella fase più difficile: tradurre un obiettivo di alto livello in percorsi attuabili che mantengano la coesione politica in un momento in cui l'ambizione climatica compete con le pressioni in materia di difesa, commercio e industria in tutto il blocco.
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